Copywriter si cresce. 4 unità di misura per copywriter

Copywriter si cresce. 4 unità di misura per copywriter

Qualche tempo fa ho riscritto la mia Bio su Twitter. Nella precedente mi definivo “apprendista copywriter”. Oggi, la mia Bio recita così: “copywriter della leggerezza”.

Nessuno mi ha dato un attestato che certifichi questo passaggio di livello. Semplicemente, a distanza di un anno e mezzo da quando sono entrata in casa Pennamontata, ho dato uno sguardo alla strada percorsa e ho misurato la mia crescita professionale.

In questo post, voglio condividere con te 4 unità di misura per valutare quanto si è montata la tua penna.

Il pensiero laterale

La mente di un apprendista copywriter è un po’ acerba, poco propensa a pensare lateralmente. Un anno e mezzo fa, di fronte alla parola “fiore” io pensavo – indovina un po’? – a un fiore. Un fiore qualunque.

Oggi, dalla parola “fiore” faccio sbocciare mille e una connessione: penso alle nuove parole che posso formare cambiandone le lettere, alle sue alterazioni, ai verbi e ai modi di dire relativi a questa parola; alla Primavera di Vivaldi; penso a un verso di una poesia di Saba che recita così “M’incantò la rima fiore/amore,/la più antica difficile del mondo”.

Penso a tutti i fiori che ho fatto appassire, a quanto siano brutti i fiori finti, penso all’indiano con le sue rose, penso a Fiore di maggio di Concato, al fiore de Il piccolo principe e, con un salto di stile, a I fiori del male del buon Baudelaire, e con un salto nella mia infanzia, penso alla rosa da cui dipende la vita della Bestia nella famosa fiaba.

Poi sposto il mio pensiero un po’ più in là e scopro che s’è fatta ‘na certa e devo andare avanti a scrivere questo post. Non prima di averti lasciato un rompicapo a cui pensare: come sono arrivata dalla parola fiore alla rivoluzione culturale del ’68?

Gli strumenti acquisiti

Quando ho iniziato io, in tasca avevo capacità di scrittura di quelle che ti fruttano gran bei voti in italiano a scuola, qualche buona uscita di stile, di quelle che ti compiaci da solo, e la consapevolezza di non dover scrivere mai, mai, mai qual è con l’apostrofo.

Un buon punto di partenza, sì. Ma messa di fronte a “scrivi questo post” o “lavora su questo naming”, non sarei andata da nessuna parte affidandomi solo alle suddette capacità e conoscenze da CV.

A parte gli strumenti tecnici vari ed eventuali, ai fini del puro copywriting questi sono gli strumenti più importanti che ho imparato a utilizzare:

  • Scaletta. Ma dove vai se la scaletta non ce l’hai? Imparare a organizzare i contenuti di un post prima di iniziare a scrivere è stato fondamentale. A proposito, qui trovi un post di Valentina Falcinelli sulla scaletta e sulla Tecnica del pomodoro. E c’è pure un gustoso tool per preparare la scaletta per i tuoi post.
  • Mappe mentali. “Girare il foglio da verticale a orizzontale”, come dice l’esperta di mappe mentali Roberta Buzzacchino, è stata una bellissima scoperta. Uso le mappe mentali in mille modi: per cercare un naming o per comporre un’headline o per riunire in un unico foglio tutte le parole e i concetti relativi a un argomento. Ah, e ovviamente mi sono state utilissime anche per allenare il pensiero laterale.
  • Brainstorming. I brainstorming sono le tempeste migliori a cui abbia mai assistito e generano piccoli grandi capolavori di copywriting. Io e Valentina ne facciamo tantissimi. È una sorta di ping pong della creatività tra le nostre due scrivanie.

La curiosità

Si dice che la curiosità sia copywriter, ma curiosi si nasce o si diventa? C’è chi nasce curioso e c’è chi impara a diventarlo. Io, da quando faccio la copy, ho senz’altro sviluppato questa speciale virtù.

Se prima, di fronte a 10 parole o concetti o nomi nuovi ne googlavo 5, adesso lo faccio con tutte e 10. Fare la copywriter mi ha insegnato a essere più curiosa perché col tempo ho compreso l’importanza dell’aprire la mente alle novità. Questa, diciamocelo, è una forma mentis virtuosa anche fuori dall’ufficio.

Capacità di scrittura

Tra la scrittura e il copywriting c’è di mezzo il mar(keting). Nei miei 18 mesi da copywriter ho imparato a farmici il bagno.

Ora so che i virtuosismi è meglio lasciarli nel romanzo nel cassetto che sto cercando di scrivere da una vita. E, forse, li farò sparire anche da lì.

Ora so che in un titolo di un post, in un tweet, in una landing page, in un messaggio pubblicitario dalla mia penna non devono uscir fuori solo belle parole, ma parole che convertono.

Chiudo su quel “della leggerezza” che ho affiancato nella mia nuova Bio alla parola “copywriter”. Questo concetto l’ho imparato dalle Lezioni americane del mio amato Calvino e ho cercato di metterlo in pratica nel mio lavoro. Altro non è se non il “less is more” e, tanto per uno scrittore, quanto per un copywriter, è la più difficile delle tecniche da affinare. Soprattutto se il tuo modesto obiettivo è quello di diventare l’erede di Calvino. 😛

Magari proverò a riscrivere un post come questo tra un anno o due per condividere con te un altro po’ della mia strada e per verificare quanto la mia penna si è montata e quanto è divenuta leggera.

Ma adesso dimmelo tu, come misuri la tua crescita professionale?