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3 errori che un copywriter wannabe non dovrebbe mai commettere

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Partiamo da un presupposto: chi prima, chi dopo tutti commettiamo degli errori. Quello che dico sempre io è che bisogna farne tanti, ma sempre diversi, e al contempo evitare di cadere in quelli che, con un pizzico di buon senso, non sono poi degli scogli insormontabili. Ecco, appunto: ci sono errori ed errori. In questo post voglio soffermarmi, in particolar modo, sui 3 errori che un copywriter wannabe non dovrebbe mai commettere.

Che tu sia un copywriter alle prime armi, o un creativo già scafato, ho bisogno che tu legga questo articolo e mi dica la tua opinione. Magari sei già caduto in questi errori, e vuoi raccontarmelo, oppure hai incontrato un copy del domani che oggi proprio non ha potuto fare a meno di vestire i panni della signora Longari e cadere… in fallo (be’, non era proprio così, I know).

Prima di iniziare, voglio precisare solo che non sono qui a puntare il dito addosso a nessuno. Anche perché, detto tra di noi, io di errori ne commetto un mucchio. E ogni giorno.

1. Inviare una candidatura spontanea…mente inoltrata

Certo, certo. Anche io, prima di mettermi in proprio ho inviato millanta candidature, spontanee e non, per ricoprire il ruolo di copywriter, redattore editoriale, correttore di bozze e compagnia bella. Chi non s’è mai fatto prendere, per necessità più che altro, dal raptus dell’invio compulsivo di curriculum? Chi, non s’è quasi cancellato le impronte digitali a forza di pigiare sul tasto “invio” della casella di posta elettronica?

Non vedo mani alzate, quindi presuppongo che del Fight4Work Club ne facciamo parte davvero tutti. Ora, il punto è riuscire a trasformare un gesto reiterato in qualcosa che sappia, comunque e nonostante tutto, mantenere la sua parvenza di originalità. Di creatività. Ma per tutte le penne che non scrivono, dico io, vuoi fare il copywriter? Vuoi lavorare con le parole? Allora fallo. Ma da subito!

Se c’è una cosa che non mi va giù, ma proprio per niente, sono le candidature forwardate. Impersonali. Inviate tanto per. Un po’ come questa (scusami R., non ce l’ho con te, ma ho bisogno di mostrare un esempio).
candidatura spontaneaQuesta ragazza mi inoltra una candidatura lasciando inalterato l’oggetto e il testo (che, dalla formattazione, si rivela essere brutalmente standard). Io lo so, davvero lo so, che molti di voi copywriter wannabe si ritrovano a inviare 20 se non più, candidature al giorno. Però, vi prego, fatelo per voi stessi: non scendete a questo livello. Continuate comunque a crederci e, quantomeno, fatevi un po’ più furbi. Come? Così:

  • Scrivete una lettera di presentazione standard, creativa e piuttosto breve;
  • Copiatela e incollatela per ogni nuova e-mail, cambiando i riferimenti dell’azienda;
  • Non inoltrate mai una e-mail, ma createla da zero;
  • Scrivete un oggetto che sia un pizzico creativo.

In questo modo, anche se avrete utilizzato lo stesso testo per tutti, nessuno lo verrà a sapere. Io, per esempio, usavo – e mi piace tanto che lo faccio anche ora, se serve una mia presentazione – questa lettera:

Copywriter multitasking in tiratura limitata
di un solo esemplare
che però vale doppio.
Anno di fabbricazione 1983,
garanzia made in Italy.
Possibilità di ampliare la memoria
da 40 a 400 GB
in meno di due caffè.
Puntigliosa ricercatrice di refusi e attenta redattrice,
Valentina scrive tutto (testi per il web, brochure, articoli, naming…),
su qualunque supporto.
Da piccola si scriveva sulle mani. Solo di recente è riuscita a smettere.

Alla fine potreste inserire una call to action che inviti ad aprire l’allegato (il vostro curriculum).

2. Troppe domande (sbagliate) durante il colloquio

Ok, avete tutto il diritto di porre domande durante un colloquio. Anzi, dovete farlo: è giusto che conosciate l’azienda per la quale potreste lavorare e vi dimostriate attenti e curiosi. Però c’è un però. Le domande, cercate di farne poche e mirate.

Esistono due categorie di domande in sede di colloquio: quelle da porre e quelle da non porre mai. Scopriamole entrambe.

Domande da rivolgere durante un colloquio

  • Cosa vi aspettate da un copywriter junior? Quali dovrebbero essere le mie competenze per essere preso in seria considerazione da voi?
  • Cosa vi aspettate da me nei primi tre mesi? E nel primo anno?
  • Da quante persone è composto il team di creativi? Ci sono altri copywriter junior?
  • Quali sono i vostri punti di forza e quali i valori aziendali?
  • Avete un alto livello di turnover?
  • Qual è la responsabilità più importante prevista per il ruolo di copywriter junior?
  • Sono previste trasferte? E straordinari?

Domande da non rivolgere mai durante un colloquio

  • Posso lavorare anche da casa?
  • Se finisco prima il mio lavoro, posso andare a casa?
  • Non è che mi ritrovo a fare le fotocopie?
  • Che tipo di “rapporto” devo avere con i clienti?
  • Dopo quanto è previsto, in genere, un aumento?
  • Quanto fattura l’azienda ogni anno?

È chiaro, credo, il perché sia meglio non fare alcune domande. Le prime due vi qualificherebbero non come copywriter wannabe, ma come copywriter poltroni mentre la terza come copywriter malfidati. La quarta è decisamente ambigua (!!!) e le ultime due – seppur lecite, per carità! – vi faranno passare per quelli più interessati al soldo che al lavoro di per sé.

3. Keep calm and… non essere prosopopeico-Cococo

Alle persone prosopopeiche preferisco quelle ricche di umiltà, voglia di imparare ed entusiasmo.

La mia sensibilità non sarà quella di un altro e quello che piace a me, magari a voi piace quanto un ascesso dentale. Però ci sono elementi comuni che raccordano tutti noi piccoli/medi/grandi imprenditori e tra questi, dovete credermi, i valori che più fanno leva sono quelli che vi ho elencato poco fa.

Siate sempre modesti, non fate i galletti e non perdete mai la voglia di imparare e mettervi in discussione. Soprattutto, ricordate che l’entusiasmo forse non riesce a smuovere una montagna ma vi può far trovare la forza e il coraggio per scalarla.

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Valentina Falcinelli

Valentina Falcinelli

CEO & Founder di Pennamontata, ho scritto "Testi che parlano", il primo libro italiano dedicato alla verbal identity. Una mia abilità? Mangio pizza senza sensi di colpa e so scrivere senza guardare la tastiera. Ma non so guardare la tastiera senza scrivere.