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Sonic branding: il potere del suono per i brand

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Quando si parla di brand e di suono, la prima cosa che ci viene in mente è il jingle. Ma questo non è l’unico elemento sonoro che un brand può creare. Negli ultimi anni, infatti, le agenzie di branding e le aziende stanno esplorando sempre più il potere del suono ed è ormai ben attestato il concetto di sonic branding.

Dai loghi sonori alle sonic identity

Le aziende del settore tech sono forse state tra le prime a dare rilevanza al suono, attraverso i loghi sonori e gli earcon, ovvero i “simboli uditivi” del brand. Pensa allo storico sonic logo di Intel, al suono di avvio del Mac, ora dismesso (non senza provocare “turbamenti” nel pubblico di Apple-addicted), oppure al suono prodotto dalla fotocamera o dagli screenshot dell’iPhone – a proposito, ho trovato un’intervista a Jim Reekes, il sound designer che ha creato lo start-up sound e altri suoni di Apple.

Sapevi che il suono di avvio di Windows 95 è stato composto da Brian Eno?

Ma il lavoro sul suono è diventato sempre più sistematico e strategico. Le aziende lavorano con consapevolezza e profondità sull’identità sonora, dandole la stessa importanza dell’identità visiva e dell’identità verbale. Perché?

  • Perché, proprio come fanno le immagini, i colori e il tono di voce, il suono aiuta a rendere il marchio unico, riconoscibile e memorabile.
  • Perché, anche se a livello inconscio, il suono è un elemento di coinvolgimento per il pubblico.
  • Perché i dispositivi e le app a comando vocale, così come i contenuti audio (podcast, audioblog, ecc…), stanno guadagnando sempre più terreno.
Anche qui in Pennamontata abbiamo scelto di sfruttare il potere del suono, in particolare nel nostro progetto di formazione, Copy42. Tutte le videolezioni hanno una sigla di apertura brandizzata, e questo espediente crea un effetto di ricorrenza che aiuta a far ricordare il brand e a connettere quel ricordo con l’emozione, la trepidazione, la gioia che si prova di fronte all’inizio di ogni nuova lezione.

Il caso Mastercard

Nel 2019 Mastercard ha lanciato la sua identità sonora e per due anni di fila (2020 e 2021) si è guadagnata il primo posto nella classifica dei migliori audio brand stilata da amp. Pensa che questa operazione è durata due anni, ha richiesto un budget di 15 milioni di dollari e ha coinvolto artisti, musicisti e agenzie di tutto il mondo.

Come si legge in un comunicato stampa dell’azienda: “Il risultato ottenuto è una melodia unica, orecchiabile e facilmente riconoscibile, modellabile su generi e culture diverse pur mantenendo una coerenza di brand a livello internazionale”.

Unicità, orecchiabilità, riconoscibilità. Tre caratteristiche che possiamo attribuire anche a un buon brand name. D’altronde, il nome di un brand è prima di tutto un suono. Ci sono anche brand che più di altri mettono l’accento, attraverso la comunicazione, sull’aspetto sonoro del proprio nome; penso agli spot di Suzuki che terminano puntualmente con il nome del brand sussurrato, sempre allo stesso modo e dalla stessa voce. A proposito di brand naming, leggi le case history su alcuni progetti di creazione di brand identity che abbiamo seguito qui in Pennamontata: Mintes, Bagnity, Beerple.

Per Mastercard, l’identità sonora è una parte fondamentale della propria brand identity ed è stata integrata in tutti i principali touchpoint fisici e virtuali. L’importanza del suono nella branding strategy è confermata dal fatto che l’azienda ha continuato a lavorare in questa direzione lanciando un singolo, “Merry Go Round”, in collaborazione con l’artista svedese Nadine Randle.

3 esempi di sonic branding applicato all’advertising

Il potere del sonic branding ha conquistato anche i reparti creativi delle agenzie. Sono nate così delle campagne che hanno messo il suono al centro della comunicazione, con modalità differenti.

Tu-duuum

Lo hai riconosciuto? È il sonic logo di Netflix, il suono che le persone sentono ogni volta che si accingono a guardare un film o una serie sulla piattaforma. E questo suono è diventato l’icona più potente del brand. Non è certo la prima volta che accade nel settore dell’intrattenimento: altri casi sono le musiche di apertura dei film prodotti da Walt Disney Pictures o da 20th Century Studios (ex 20th Century Fox), così come il ruggito del leone di MGM.

Ma nel caso di Netflix il logo sonoro è diventato il punto di partenza di una campagna da applausi che, oltre a trasmettere il suo messaggio con maestria, ha rafforzato ancor più la carica iconica del suono.

Para-pa-pa-pa

Per la festa del papà, un’agenzia canadese ha creato questo copy ad per McDonald’s, sfruttando l’earcon della catena e dimostrando che il suono del brand è un elemento di riconoscibilità tale da poterlo mettere su carta, letteralmente.

Il suono di Coca-Cola

Ancora diverso è l’uso del suono in questa splendida campagna multisoggetto di Coca-Cola che fa ricorso alla sinestesia per stimolare l’udito (e il gusto) attraverso la vista.

“Try to not hear this”, recita l’headline posta su scatti macro. Una creatività possibile perché il brand Coca-Cola ha un suono, anzi, più di un suono, forse ancor più potenti del vero e proprio logo sonoro; suoni che sono in grado di stimolare la memoria sensoriale del pubblico.

Allora, che ne dici, il sonic branding continuerà a farsi sentire?

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Francesca Mattia

Francesca Mattia

Lucana DOC, mi definisco "copywriter della leggerezza". Non mangio verdure e odio il prezzemolo, in compenso la mia dispensa è piena di schifezzuole. Favorite?