Refuso. Esempi, soluzioni e scongiuri

Refuso

in sintesi

Da quello concettuale al refuso vero e proprio: l’errore è sempre dietro l’angolo. Alle volte persino sulla prima di copertina. Scopri con me vari esempi di refusi, con relative soluzioni per evitarli e scongiuri da sottoporre al munaciello del refuso, lo spiritello dispettoso che si diverte a seminare errori quà e là. Ops!

“Dai, è solo un errore. Cosa vuoi mai che sia?”, disse Pinco a Pallo.
“Ma sì… Non se ne accorgerà nessuno”, rispose Pallo a Pinco.
“Oh, male che vada, poi, la buttiamo – come si dice dalle tue parti? Ah, sì –, la buttiamo in caciara…” .
Pallo aveva detto una palla (“Non se ne accorgerà nessuno”). Pinco gli aveva creduto. Ma questa non è una storia a lieto fine. Come non è una palla.

Prendere sottogamba il refuso è l’errore che commette ogni giorno un sacco di gente. Lo facciamo tutti – anche noi copywriter, anche brand illustri – nel momento in cui pubblichiamo blog post, diamo il “visto si stampi” a un libro, inviamo una newsletter senza leggere, rileggere, far leggere, straleggere. Perché abbiamo il fiato del cliente sul collo, perché ci siamo svegliati con la luna storta, perché il munaciello del refuso è sempre dietro l’angolo, pure se prima di svoltare guardiamo e riguardiamo.

In un post di qualche tempo fa ti ho dato tanti consigli sulla correzione di bozze; oggi voglio farti vedere qualche esempio di refuso, con relative soluzioni e scongiuri.

L’errore concettuale. Infame, infamerrimo

Ci sono strafalcioni che, alle volte, scappano pure al bravo correttore di bozze. Si tratta di errori concettuali, più difficili da scovare rispetto a un errore di battitura.

Per esempio, se ti dicessi che Rimini mi piace, ma che non ci vivrei perché al Tirreno preferisco l’Adriatico, tu che mi risponderesti? Se conoscessi la geografia, e avessimo confidenza, forse la nostra conversazione finirebbe con un “Capra! Capra! Capra!”. E me lo sarei meritato, il tuo simpatico insulto, per via del mio errore concettuale.

Una data sbagliata (es. Dire che la Prima guerra mondiale è iniziata nel 1916), un’attribuzione errata (es. Attribuire la poesia “Lentamente muore” a Neruda), un’informazione non aggiornata (es. Citare Napolitano come ultimo presidente della Repubblica Italiana): tutti errori concettuali.

Esempi di errori concettuali

Quando ho scritto che anche brand illustri commettono errori, intendevo davvero illustri. Per esempio, pure Einaudi l’ha fatta grossa: sulla quarta di “Racconti” di Bernard Malamud, ha attribuito la traduzione a Ela Ripellino e la prefazione ad Angelo Maria Ripellino. Peccato non fossero loro i professionisti interessati dal lavoro di traduzione e cura del testo.

Altro colosso dell’editoria: Bur. E cosa mi combina? Errore concettuale in copertina. Ti sfido: vediamo se lo trovi.

Errore sulla copertina Pronti per il mondo

Ma l’errore concettuale è in agguato anche quando ci cimentiamo in ardite traduzioni. In un post che mi è stato segnalato, per esempio, si riporta una buffa teoria: quella di non fare dei test di usabilità subito dopo pranzo. Buffa teoria, appunto, perché nell’infografica in cui l’autore del post avrebbe trovato questa informazione si parla di lancio, “launch”, e non di pranzo, “lunch”.

Refuso traduzioneCos’è che diceva Pallo a Pinco? “Ma sì… Non se ne accorgerà nessuno”. E invece… E invece all’autore e al correttore questi errori sono evidentemente sfuggiti; a qualcun altro, no.

Come evitare l’errore concettuale

Per evitare l’errore concettuale c’è solo una soluzione: non fidarsi mai. Di niente e di nessuno. Bisogna controllare non solo la correttezza grammaticale e lessicale del testo; occorre verificare le informazioni.

Interrogati su tutto:

  • Rimini si trova davvero sul Tirreno? Uhm.
  • L’ultimo presidente della Repubblica Italiana è Napolitano? Uhm.
  • Questa è davvero la terza/quarta/quinta/ennesima edizione del libro?
  • Il persico è un pesce di mare? Uhm.
  • Ma Nelson Mandela non era il padre della lotta contro l’apartheid?

E via dicendo.

Qualche idea per evitare il temibile errore concettuale:

  • Stai correggendo le bozze di una rivista? Fatti dare il menabò.
  • Stai correggendo le bozze di un libro? Fatti dare anche le versioni precedenti.
  • Stai correggendo un articolo? Non aver paura di andare su Google e verificare la correttezza delle informazioni inserite all’interno del testo.
  • Fai più giri di bozze, ma non farli tutti tu. In caso di prodotti editoriali cartacei, rivolgiti a un correttore di bozze professionista; in caso di prodotti editoriali digitali, affidati a un bravo copywriter/correttore. Se l’articolo lo scrivi tu, fallo leggere anche ai colleghi: due paia di occhi is meglio che one.
Lo scongiuro contro l’errore concettuale
Munaciello del refuso io ti temo e ti rispetto e ti chiedo di non farmi troppo male: risparmiami l’error concettuale.

Il refuso sul post Facebook. Mai prenderlo sottogamba

Un refuso su carta costa caro. A livello d’immagine, ma anche economico. Una copertina con un refuso sulla quarta va rifatta. E la ristampa costa.

Oggi – forse mi sbaglio, forse no –, si vive con meno stress la paura di un refuso. Solo perché se lo si commette dentro a un blog post, aprire il CMS e ribattere la parola sbagliata è un gioco da ragazzi. Solo perché Facebook permette di modificare un post anche una volta pubblicato.

Il punto è che un refuso costa sempre caro. A rimetterci, in un modo o nell’altro, è il brand.

Esempi di refuso su un post Facebook

Facebook ci dà la possibilità di tornare sui nostri passi e correggere il refuso, però è così infame da tener traccia della cronologia delle modifiche. E da renderla visibile al pubblico.

Lo scorso anno, per esempio, la fanpage di Grazia pubblicò un post. Il social media manager si rese conto di aver fatto confusione con i nomi dei protagonisti dell’accaduto. Peccato non si sia accorto di un altro errore – stavolta non concettuale, ma di battitura. Lo vedi?

Refusi su pagina facebook Grazia

E poi c’è il refuso che ti fa vincere l’Internet. Quello del munaciello dispettoso, ma in fondo gentile. Sì, perché alla fine ti fa fare una figuraccia, ma almeno desta ilarità.

Refuso divertente su Facebook

Come evitare il refuso su un post Facebook

Il mio consiglio per evitare il refuso su un post Facebook è quello di condividere il PED (piano editoriale) con un collega e rileggere assieme il contenuto. Anche qui, due paia di occhi lavorano meglio di uno solo.

Un’altra cosa che puoi fare, poi, è programmare i post del giorno o della settimana e lasciarli in bozze. Quindi tornare a mente lucida nel Registro attività della pagina Facebook e rileggerli da lì.

Infine, se proprio il munaciello dispettoso dovesse decidere di affibbiarti un refuso, spera di avere dalla tua un munaciello burlone come quello della pagina Viaggio in Islanda. Insomma: che sia almeno un refuso che faccia ridere, e ridere di brutto.

Lo scongiuro contro il refuso su Facebook
Munaciello del refuso io ti temo e ti rispetto e ti chiedo di proteggere i miei post: risparmiami il refuso a ogni cost.

Non fare come Pinco e Pallo

Pinco e Pallo hanno sottovalutato i risvolti di un refuso. Tu non fare come loro.

Consegna i tuoi lavori solo dopo averli controllati per bene, pubblica i tuoi post solo dopo averli spulciati da cima a fondo, invia le tue newsletter solo se sei sicuro di non averle farcite di strafalcioni.

Poi, oh, il munaciello del refuso è sempre pronto a fregarti, nonostante le preghiere e gli scongiuri. Tu, però, farai tutto quanto è nelle tue possibilità per ridurre al minimo il rischio refuso. Perché è così che fanno i professionisti.

Fonte:
Refusi Einaudi e Bur: strafalcione.wordpress.com
Refuso fanpage Viaggio in Islanda: webinfermento.it

So scrivere senza guardare la tastiera, ma non so guardare la tastiera senza scrivere. CEO & Founder di Pennamontata, content designer e formatrice.