So scrivere senza guardare la tastiera, ma non so guardare la tastiera senza scrivere. CEO & Founder di Pennamontata, content designer e formatrice.

La selezione naturale dei brand senza core (values)

brand values esempi
Feed social che vomitano creatività monotematiche, tutte diversamente uguali, tutte prodotte sulla scia di un evento; post ironici di brand che nel proprio DNA hanno tutto fuorché l’ironia; tone of voice sarcastico e strafottente quando servirebbero solo un po’ di buon senso, educazione e amorevolezza. Non sono Gustave Courbet, ma ho dipinto un quadro abbastanza realistico della situazione attuale.

Cosa sta succedendo?
Così, a naso, mi verrebbe da dire “un cavolo di guaio”, but maybe (cit.)… Ma forse, forse, come direbbe il buon Charles Darwin, si tratta solo di selezione naturale. Selezione naturale di brand che non hanno a cuore le persone, ma pensano solo ai trend del momento. [Per saperne di più…]

Perché nelle guide di stile il tono di voce è sempre bistrattato?

Povera identità verbale

Ascolta “Copywriting” su Spreaker.

Il titolo di questo post è una domanda retorica, ovvero non (vi) sto davvero chiedendo perché il tono di voce è costantemente bistrattato all’interno delle guide di stile aziendali. No. Vi sto dicendo che il tono di voce è costantemente bistrattato all’interno delle guide di stile aziendali. Fine.

Partendo quindi da questo assunto – che presto vi dimostrerò esser tale con diverse prove a supporto – vorrei provare a ragionare con voi su questa cavolata titanica commessa da quasi tutte le aziende. Sì, anche da quelle grandi e “serie”. [Per saperne di più…]

Identità verbale e tono di voce? È roba per pochi(ssimi)

Tono di voce copywriting

in sintesi

Il tono di voce è l’Everest del copywriting e per scalarlo occorre avere esperienza e preparazione. In questo articolo do qualche consiglio utile alle aziende alla ricerca di un professionista/un’agenzia che le supporti nell’ideazione della loro identità verbale; non mancano dritte anche per i giovani copywriter che già si vedono sulla cima della montagna ToV.

Scrivo da quando ho memoria e mi piacerebbe scrivere poesie. Da adolescente vinsi anche un concorso nazionale. Ah, e ho una pagina Facebook (non questa) in cui pubblico, di quando in quando, qualcosina. Ma non sono poesie: non conosco la metrica, non la seguo, mando a capo e basta. Basta saper scrivere bene per poterci dire bravi poeti? Entrando nel mondo del copywriting, basta saper scrivere bene per dirci bravi copywriter? E, ancora, basta essere bravi copywriter per essere anche bravi “creatori di identità verbale”? [Per saperne di più…]

Consigli ed esercizi per scrivere senza luoghi comuni

scrittura e luoghi comuni

in sintesi

Scrivere e annoiare. Oppure scrivere ed emozionare, entusiasmare e far leggere con l’evidenziatore in mano. Le strade non sono poi così tante; peccato che spesso decidiamo di imboccare quella che ci porta verso il solito posto. Verso l’ennesimo luogo comune. In questo post ti propongo consigli ed esercizi per liberare la tua penna dal fardello dei cliché.

“Che barba, che noia!”, diceva la mia amata Sandra Mondaini in Casa Vianello. E questo è pure ciò che pensano i lettori che si trovano di fronte i soliti testi, piatti e incolore. Solo che i lettori non te lo dicono che si annoiano; loro ti abbandonano e non ti si filano più. Questo succede soprattutto quando i tuoi testi mancano di personalità, di brio, di spessore e di originalità. Quando scrivi cose già scritte e riscritte da mille altri prima di te. Quando invece di scrivere meraviglie, apri il cassetto delle merdaviglie e tiri fuori l’ennesimo cliché.

E adesso quel cassetto ti convincerò a chiuderlo. A doppia mandata. Per sempre. [Per saperne di più…]

Brand essence: qual è l’anima della tua azienda?

Brand essence

in sintesi

Ti stai posizionando solo per dei benefici tangibili? Be’, puoi farlo, ovvio. Ma non sottovalutare l’importanza di quelli intangibili. Soprattutto, non sottovalutare l’importanza di lavorare sull’anima della tua azienda, quello che in gergo tecnico viene definita “brand essence”. Te ne parlo in questo post.

Quando aprii Pennamontata pensai subito a una cosa: specializzarmi in copywriting. Mi concentrai quindi sui servizi da offrire e sui benefici tangibili della mia offerta. Non posso biasimare il lavoro che feci all’epoca, anche perché per essere autodidatta me la cavai anche abbastanza bene. Col tempo, con l’esperienza, con lo studio, ho capito che offrire ai potenziali clienti dei benefici funzionali e tangibili (scrittura di testi aziendali, ideazione di brand name, strategie di content marketing e via dicendo…), non poteva bastare più. Serviva una promessa. Serviva qualcosa che racchiudesse tutto, ma che lo facesse in modo diverso. Qualcosa che facesse parlare l’intangile. Col tempo, con l’esperienza, con lo studio ho capito che questo qualcosa ha un nome: brand essence.

E adesso – pensa che fortuna! – tu puoi trarre il succo degli insegnamenti che ho appreso io in diversi anni (comprensivi di errori clamorosi, ripensamenti, cambi di rotta e rotture varie) in un post anche piuttosto breve. [Per saperne di più…]

Il copywriter e “la tentazione di divertire il consumatore”

Copywriting ironia

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Anche le aziende con qualcosa da raccontare, anche quelle con una luuunga storia alle spalle, anche quelle con i migliori valori e un’infinità di clienti pronti a diventare ambasciatori del brand si stanno omologando, stanno indossando una maschera e stanno facendo la stessa cosa: (provare a) divertire il consumatore a tutti i costi. Questo articolo è una riflessione sui macro trend del momento, e nasce dalla rilettura delle sempreverdi lezioni del maestro David Ogilvy. C’ho un po’ il dente avvelenato, abbiate pazienza.

Stanotte ho fatto un sogno: ho sognato Ogilvy. David Ogilvy, uno dei più famosi copywriter di sempre. Nel mio sogno David era triste, molto triste. Così mi sono avvicinata e gli ho sussurrato nell’orecchio buono: “Maestro, maestro perché sei così triste?”. Ma lui non mi filava di striscio. “Maestro, maestro perché sei così triste?”. Ancora silenzio. Ancora un vuoto cosmico riempito solo con lunghi, interminabili sospiri. “Ah maè, perché sei così triste?”. “Perché mi volete tutti far divertire”. Ehm. [Per saperne di più…]

Metti mano al tuo portfolio da copywriter. [Guida pratica]

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Stai cercando lavoro come copywriter, hai preparato il CV e una lettera di presentazione creativa. Ottimo, ora ti manca (solo) la cosa più importante: il portfolio. Da dove cominciare? Da questa guida pratica. Qui trovi esempi e tante idee per realizzare un portfolio anche se non hai mai lavorato come copywriter.

Vuoi diventare copywriter e qualcuno t’ha detto che devi far vedere ai direttori creativi di che stoffa sei fatto, che devi mostrare le tue abilità e che, in poche parole, ti tocca di metter mano al tuo portfolio. E dopo aver trasecolato per minuti che sembravano eternità, interrogandoti su come realizzare il tuo portfolio da copywriter, il tuo primo portfolio da copywriter, hai googlato. E sei arrivato qui. Ora che ci sei, resta, perché in questo articolo troverai:

  • consigli davvero pratici su come realizzare un portfolio da copywriter partendo da zero;
  • suggerimenti di altri copywriter del gruppo Facebook Un posto al copy;
  • un modello da seguire per impostare il tuo primo portfolio da copywriter fatto come si deve.

E ora puoi farti prendere dal panico del principiante oppure finire questo articolo, trarne spunti preziosi e metterti subito al lavoro con più serenità. [Per saperne di più…]

Come creare un chatbot con personalità (ed evitare l’ennesimo sadbot)

Chatbot copywriting

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Negli ultimi tempi stanno prendendo sempre più piede i chatbot, degli intermediari virtuali tra cliente e azienda. I chatbot sono intelligenze artificiali al servizio delle persone ma spesso il loro linguaggio è freddo e impersonale. In questo articolo ti do qualche semplice consiglio per trasformare un potenziale “sadbot” in un chatbot con personalità.

Se ci avete chattato, e non vi siete infastiditi – non subito, almeno – per il tipo di interazione, allora l’azienda che l’ha creato ha lavorato bene; se ci avete chattato, e dopo pochi istanti avete iniziato a scrivere voi stessi come foste E.T. (“Telefono assistenza!”) o, peggio ancora, avete chiuso la chat alla velocità della luce allora vi siete imbattuti in quei chatbot che io definisco “sadbot”: ’na tristezza. [Per saperne di più…]

Content design: senza forma la sostanza si ferma

Content design principi

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Cos’è il content design? Cosa implica lavorare, o non lavorare, sulla forma grafica di un testo? In questo articolo passo in rassegna alcuni dei paradigmi del content design, avvalendomi di antichi adagi e di casi attuali, anzi: attualissimi. Alla fine della lettura, sono certa darete un peso maggiore non solo alla sostanza, ma anche alla forma che le vostre parole vanno a comporre, riga dopo riga.

Non perdiamo tempo su cose che, a colpo d’occhio, non ci piacciono: è questo il primo paradigma del content design, la disciplina per cui forma e sostanza hanno lo stesso peso, la stessa valenza, la stessa importanza. Per chi, come me, si occupa di content design, infatti, la forma grafica deve essere curata tanto bene quanto il contenuto testuale. Senza la giusta forma, infatti, la sostanza si ferma: si ferma perché nessuno procede con la lettura. E se non c’è lettura, non c’è neppure conversione. [Per saperne di più…]

Come si diventa copywriter. O, almeno, come ho fatto io

Come diventare copywriter
“Carmina non dant panem”, mi disse 14 anni fa un famoso copywriter romano. “Sei ancora in tempo per cambiare idea”, aggiunse guardandomi scuro in viso, col fare paternalistico andante che si confà a chi ne sa più di te e non vuol nascondertelo (anzi!). Il portone scuro del suo ufficio, al confronto, mi parve un pozzo di luce, la via di salvezza verso quel luogo dove avrei dovuto lasciare ogni speranza prima d’entrare. D’entrare per chiedere solo una cosa: “Come si diventa copywriter?”. Mi tuffai verso il portone e sparii, un po’ come le speranze che m’ero portata dietro camuffandole da domande.

“Posso fare uno stage da voi?”, chiesi poco dopo, non paga, a un’agenzia di comunicazione, sempre di Roma, con un nome pomposo e una sfilza di premi in vetrina. “Torna quando avrai una laurea specialistica e almeno un master. Poi ne riparleremo. Forse”. Breve storia triste. E via verso un altro pozzo di luce e lacrime amare dove tuffarmi, sparire, affogare assieme a sogni e buona volontà… [Per saperne di più…]