Call to action manipulink: cosa sono e perché non usarle

Call to action manipulinks

in sintesi

Per convincere i tuoi lettori a iscriversi alla newsletter faresti di tutto, lo so. Ok, ti concedo il pop-up, sì va bene anche quello che si apre a tutta pagina (uff!), ok anche la call to action lampeggiante “iscriviti ora” in stile Times Square, ma ripeti con me: non cadrò mai nella tentazione dei manipulink. Cosa sono? Ti spiego tutto in questo blog post. E sulla call to action lampeggiante, ovviamente, scherzavo.

Tutti noi abbiamo delle persone che consideriamo amiche e con le quali trascorriamo volentieri del tempo. Poi ci sono i “conoscenti”, di cui non gradiamo l’invadenza, e le persone che ci stanno proprio antipatiche ma che dobbiamo tollerare. La situazione non è molto diversa quando si parla di contenuti web. Navigando incontriamo:

  • I contenuti amici, come i blog di cui ti fidi perché rispondono alla tua intenzione di ricerca.
  • I contenuti “conoscenti”, ossia i pop-up poco invadenti, quelli che con un semplice clic sulla X capiscono che non sono graditi e ti permettono di continuare a interagire con il tuo contenuto amico.
  • I contenuti antipatici, ad esempio quei pop-up che si aprono a tutta pagina, che si mettono fra te e il tuo contenuto amico e che non se ne vanno finché non gli dedichi attenzione, ossia finché non interagisci con loro. Che fastidio!

Il livello di antipatia nei confronti di quest’ultimi – e del brand che li ha prodotti – sale ancora di più quando la X per chiudere il pop-up è difficile da individuare o peggio ancora quando sei costretto a cliccare su un manipulink. Cos’è? Te lo spiego subito, ma solo davanti a una camomilla perché i manipulink mi rendono nervosa.

CTA manipulink: cosa sono?

I manipulink sono quelle call to action che ti fanno sentire sciocco (per non dire altro) se rifiuti l’offerta che ti propongono. Questo è un esempio di manipulink.

Esempio manipulink OptinMonster

OptinMonster è un software che permette di ottimizzare le conversioni sul sito web, ad esempio aiuta ad aumentare gli iscritti alla newsletter. Non conosco questo strumento perché non l’ho mai usato, ma guarda il copy della call to action. Per chiudere questo pop-up sono stata costretta a cliccare su “No, Thanks, I’m fine with losing customers!”. Ora dimmi se conosci un copywriter, social media manager, SEO e chi più ne ha più ne metta contento di perdere clienti.

La stessa strategia di manipolazione è usata da Neil Patel, il re dei manipulink.

Esempio manipulink

Il fatto che anche Neil Patel, il cofondatore di Hello Bar e Crazy Egg, usi i manipulink non deve farti pensare che queste call to action siano una buona idea. E a dirlo non sono io ma la Nielsen Norman Group.

Perché è sconsigliato usare i manipulink?

Usare i manipulink non è una scelta saggia. Ce lo rivela uno studio della Nielsen Norman Group che dimostra che i manipulink rendono negativa l’esperienza di navigazione dell’utente. La ricerca è basata su un semplice test: la Nielsen Norman Group ha mostrato allo stesso utente i pop-up di due siti che trattano lo stesso argomento, ovvero la salute delle donne.

Il primo pop-up usa il manipulink ed è quello della rivista online Women’s Health. Eccolo qui.

Manipulink Women’s Health

Il manipulink non ha avuto il successo sperato. I risultati della ricerca infatti ci dicono che la visitatrice era interessata agli argomenti trattati dalla rivista, ma non ai suoi consigli di allenamento. Inoltre, ha anche subito capito che dietro quel “Get my total body workout plan” si nascondeva in realtà l’iscrizione alla newsletter. Risultato? Nessuna iscrizione alla newsletter ottenuta, nessun piano di allenamento scaricato e un utente, magari fidelizzato, deluso.

Il secondo pop-up mostrato alla stessa persona, invece, è questo.

CTA WebMD

Nel pop-up non troviamo manipulink. Questo approccio educato è stato apprezzato dalla visitatrice perché il copy è semplice, chiaro e non sarcastico.

La ricerca ci fa riflettere su un altro aspetto interessante: è vero che la call to action per sua natura cerca di influenzare la navigazione delle persone. Ed è anche vero che spesso il bottone “Compra ora” è graficamente molto più grande del sottostante “No, grazie”. Questo espediente grafico però non peggiora la user experience, perché l’utente può declinare l’offerta in maniera educata, con un semplice “No, grazie”, appunto.

I manipulink, invece, lasciano un brutto ricordo della navigazione perché costringono le persone a cliccare su un’affermazione contraria all’idea che hanno di sé stesse.

A onor del vero, come riporta lo studio della Nielsen Norman Group, alcuni A/B test dimostrano che i manipulink possono aumentare le microconversioni – le iscrizioni alla tua newsletter, ad esempio – ma hanno un prezzo: intaccano la reputazione del brand e questo è un dato di fatto.

Voglio farti riflettere anche su un altro aspetto: non è detto che una persona oggi non interessata alla tua offerta, non possa esserlo in futuro. Se sei maleducato con lei al primo incontro, perché dovrebbe tornare da te quando avrà bisogno di quel prodotto o servizio? A meno che tu non sia l’unico a offrirlo sul mercato, nel momento del bisogno potrebbe preferire un tuo educato competitor.

E dato che gli esempi non sono mai abbastanza, eccone un altro. Conosci Dailylook? È un sito che mette a tua disposizione un personal stylist – se sei donna vedo il luccichio nei tuoi occhi, lo stesso che avevo io all’inizio, ma poi è arrivata la delusione, ora mi spiego meglio.
Dailylook funziona così:

  • compili un luuungo questionario. Misure, preferenze di abbigliamento, budget, brand preferiti…
  • Un personal stylist sceglie per te 12 capi che puoi vedere prima che ti vengano spediti a casa.
  • Una volta che il pacco arriva a casa tua puoi provare i vestiti, tenere quelli che ti piacciono e fare il reso di quelli che invece non ti piacciono.

Fin qui tutto bene, peccato che dopo pochi minuti che navighi nel sito, mentre stai ancora cercando di capire come funziona il servizio, questo pop-up invade mezzo schermo.

Manipulink Dailylook

Come ti accennavo all’inizio, il questionario da completare per accedere al servizio è molto lungo. Ecco perché è probabile che una persona decida di compilare il questionario in un secondo momento. Ma in questo caso ecco che è costretta a cliccare su “No, thanks, I don’t want to look my best”.

Mai una gioia.

CTA creative? Sì grazie!

Questo articolo non ti deve far credere che le call to action “Iscriviti ora” seguite da un “No, grazie”, siano le uniche che puoi usare. Si può invitare le persone a compiere un’azione, o a non compierla, senza offenderle. Anzi, magari strappando loro un sorriso. Guarda come abbiamo fatto noi sul sito di Copy42.

Esempio call to action Copy42

Se clicchi su “Non mi fai paura!” atterri sulla pagina dedicata ai corsi di formazione. Cliccando su “Ok, mollo!”, invece, atterri qui.

Esempio Copy42

Già ti vedo infervorato per quel “pappamolla”, ma lasciami spiegare. È vero che “pappamolla” può risultare offensivo, è vero che potresti pensare di iscriverti a Copy42 in un secondo momento, non voglio mica rimangiarmi tutto quello che ho scritto fino ad adesso, eh! In questo caso la parola “pappamolla” è perfettamente in linea con il tono di voce che abbiamo scelto per la comunicazione di Copy42. Si tratta di un tono di voce davvero personale: un po’ cinico e molto ironico. Se per il sito avessimo scelto un tono di voce gentile e poetico, allora sì che quel “pappamolla” sarebbe stato fuori luogo.

Ti faccio un altro esempio di call to action creativa. Guarda come The Blonde Salad mi invita a iscrivermi alla sua newsletter.

CTA Esempio The Blonde Salad

Questa strategia funziona perché:

  • Il pop- up non è invadente, si apre in basso alla destra dello schermo;
  • la x per chiuderlo è ben visibile ed evidenziata in giallo;
  • la call to action è creativa, non offensiva e ti fa sorridere (quindi venire le rughe).

Finalmente una gioia… rughe a parte!

Regala anche tu “gioie” ai tuoi lettori. È così che si intrattengono i buoni amici, no?

Giornalista e copywriter, testarda e sorridente. Innamorata dell'entusiasmo. Tanto curiosa. La fase infantile del perché non mi è ancora passata, chissà perché.